Abitare Palermo significa confrontarsi quotidianamente con una città segnata da confini molteplici: geografici, sociali, simbolici. Confini che separano e, allo stesso tempo, mettono in relazione, producendo disuguaglianze ma anche continue possibilità di attraversamento. In questo scenario complesso, l’abitare non può essere ridotto alla dimensione privata o domestica, ma si estende ai luoghi in cui si costruiscono relazioni, si lavora, si entra in conflitto e si sperimentano forme di convivenza. Moltivolti Impresa Sociale nasce dentro questo intreccio di tensioni e possibilità, come risposta concreta a una domanda politica fondamentale: come si può abitare la città insieme, riconoscendo le differenze senza neutralizzarle, ma trasformandole in nuovi terreni di senso condiviso? Il suo percorso si inserisce in una riflessione più ampia sull’abitare urbano come pratica collettiva, proponendo uno spazio che non si limita a ospitare, ma che attiva processi di trasformazione sociale, culturale ed economica. L’esperienza di Moltivolti mette in discussione una concezione tradizionale dell’abitare urbano, proponendolo come pratica collettiva fondata sulla convivenza, sulla corresponsabilità e sulla cura delle relazioni. Qui l’abitare si costruisce attraverso la condivisione di spazi e tempi, ma soprattutto attraverso il riconoscimento delle differenze come valore e non come ostacolo.
Moltivolti è al tempo stesso luogo di lavoro, ristorante, spazio culturale e contesto informale di socialità. Questa natura ibrida non è casuale, ma profondamente politica: rompe le separazioni tra produzione economica e impegno sociale, tra consumo e relazione, tra pubblico e privato. In questo intreccio, l’abitare diventa un’esperienza che educa alla convivenza, stimola consapevolezza critica e promuove forme attive di cittadinanza. Le persone che attraversano Moltivolti – lavoratrici e lavoratori, abitanti del quartiere, clienti, attiviste e attivisti, giovani partecipanti alle attività laboratoriali autoctoni e con background internazionale – contribuiscono quotidianamente a costruire uno spazio che non cancella i conflitti, ma li rende leggibili e affrontabili. L’abitare, in questo senso, non è mai neutro: è una scelta consapevole, una presa di posizione sul tipo di città che si desidera abitare e trasformare.



