Ci interroghiamo spesso sugli spazi che i giovani attraversano ogni giorno. Spazi pensati per loro, ma non sempre con loro. Luoghi pieni di proposte, calendari, attività già definite, obiettivi da raggiungere.
Eppure, ciò che osserviamo è qualcosa di più semplice e allo stesso tempo più radicale: ai giovani, molte volte, bastano spazi sicuri.
Spazi non necessariamente da riempire, ma da abitare. Luoghi in cui sentirsi a proprio agio, liberi di decidere come stare, con chi stare, cosa fare. Spazi che non chiedono performance, ma presenza.
La Camera a Sud di Moltivolti è uno di questi luoghi. Qui i giovani entrano senza dover dimostrare nulla. Si incontrano per stare insieme senza uno scopo preciso o per parlare di cose importanti, per organizzare assemblee o semplicemente per sognare, per una festa improvvisata o una lunga chiacchierata. Lo spazio cambia forma a seconda di chi lo vive.
E in questo c’è un insegnamento prezioso che ci offrono ogni giorno:
non è sempre necessario proporre attività pre-costituite, riempire il tempo, guidare ogni momento. A volte è più potente fare un passo indietro, lasciare spazio alla scelta, alla spontaneità, all’autodeterminazione.
Creare luoghi sicuri significa anche questo: fidarsi. Fidarsi del fatto che i giovani sappiano già come dare senso agli spazi che attraversano, se solo gliene viene data la possibilità.
Alla Camera a Sud impariamo che lo spazio, quando è davvero aperto, diventa relazione, parola, conflitto, festa, silenzio. Diventa vita

