11 Aprile, ore 18:00, una mandria di 32 studenti e 3 professori dell’Erasmus University di Rotterdam irrompe al Moltivolti, pronti a cucinare e a far casino.

5 postazioni, 35 grembiuli e 70 guanti sui tavoli: tutto pronto, sembra master chef, ma senza menate.

Siamo tutti in posizione.

Chef Shapoor al comando delle tre postazioni dedicate alla preparazione del Mantu, il piatto di ravioli afgani. Un tavolo per l’impasto, uno per la stesura della pasta, uno per il riempimento e la chiusura dei ravioli.

Arina e Memory alla postazione della Nshima, la polenta dello Zambia.

Silvia, capitana la postazione dei cannoli siciliani.

Ci sono anche Jonny e il giovanissimo Adriano, che in questo pomeriggio d’Aprile rinuncia alla play station per essere eletto eroe del cooking circle, per la sua guida magistrale alla stesura della pasta.

Ci presentiamo e introduciamo le regole del gioco: 3 i piatti da preparare, 50 minuti di tempo, 5 gruppi. Ogni gruppo, al termine dei 10 minuti dall’inizio del cooking circle, dovrà ruotare tra le postazioni, per partecipare ad ogni fase di preparazione.

Via.

Chi impasta, chi stende, chi annusa curcuma, chi riempie ravioli e cannoli, chi taglia foglie di zucca e pomodori.

Schiamazzi e cori da stadio dopo soli 10 minuti: è il momento di ruotare e la mandria impazzisce.

Intanto arriva Wendell, giornalista del The Guardian, a Palermo per qualche giorno per scrivere di cucina e contaminazioni mediterranee, che è venuta a curiosare. “That’s a wonderful mess Luca, the Moltivolti effect” , mi dice .

Seconda, terza rotazione e la situazione degenera.

Lunghissime lasagne di pasta stesa volano come nastri da tavolo a tavolo, da mano a mano: è il circo, è il guinness dei primati, è… un bordello in ogni lingua.

Dopo un’abbondante ora di risate e schiamazzi i ravioli sono chiusi, la polenta è sul fuoco e il condimento pronto, i cannoli sono pieni di ricotta e palline di cioccolato.

Ora di cena, sgomberiamo le postazioni e apparecchiamo.

Insaziabili, i ragazzi mangiano tutto, pure i piatti e i tovaglioli e rumorosamente, come sono venuti, escono dal ristorante pieni di sorrisi e con gli occhi che brillano.

(Probabilmente erano solo tutti ubriachi)

 

 

 

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