febbraio 8, 2018 Silvia Rignanese

Palermo is Contemporary Study Tour

Quello strano caso di migrazione dal Nord

Gemma Tronfi ha partecipato al nostro Study Tour di aprile scorso, “Palermo is Contemporay”.

Toscana, studia a Milano, arriva a Palermo e decide di restare per un po’.

 

Cosa ti ha convinta a partecipare al tour?

“Il tour per la Palermo contemporanea di Altrove mi è stato proposto all’interno di un corso in Art Management and Markets compreso nel mio piano di studi universitario. Il tour, al quale avrebbero partecipato anche il direttore di quel corso e i teaching assistant, era totalmente facoltativo e a dir la verità poco si accostava (soprattutto geograficamente) alle tematiche generali affrontate in classe, che si concentravano soprattutto sulle grosse scene europee e mondiali del sistema dell’arte contemporanea, vedi Londra, Kassel, Milano, Basel, alcune capitali europee e altri grandi poli come NY e Los Angeles. Partendo da questo apparente contrasto con il “consueto” scenario che io come altri eravamo abituati a trattare, la mia curiosità verso Palermo e verso il tour si è alimentata in considerazione del fatto che non solo era qualcosa di apparentemente avulso dai miei consueti ambiti professionali e culturali, ma anche che mi era proposto qualcosa di completamente ignoto da scoprire pezzo per pezzo. Questa credo sia stata la spinta ultima a farmi partecipare: una sorta di salto nel vuoto.”

 

Scambi professionali e opportunità di lavoro: quanto ti sei messa in gioco tu e quanto il tour può incentivare lo scambio di contatti.

“Proprio questa sensazione di andare incontro a qualcosa di completamente nuovo ha fatto sì che, mano a mano che Palermo mi si dispiegava in giro con Moltivolti Altrove (prima mia volta in Sicilia nonché a Palermo), io mi mettessi in gioco in misura sempre maggiore, sia dal punto di vista professionale (ho parlato con quasi tutte le personalità che abbiamo incontrato di possibilità di lavoro o di collaborazione) sia dal punto di vista dell’ampliamento delle mie conoscenze accademiche. Da entrambi i punti di vista, il tour ha incentivato non poco lo scambio di contatti, anche semplicemente lasciandoci liberi di sperimentare ogni proposta come meglio credevamo.”

 

Discussione in aula al rientro: cosa è rimasto?

“Tornati a Milano, il bagaglio di spunti di riflessione e discussione era pesantissimo: abbiamo ripreso in classe diversi punti, specialmente i più controversi come il giro di Borgo Vecchio e le nostre considerazioni sostanzialmente filosofiche sul ruolo (se c’era) dell’arte in situazioni così lontane da quelle istituzionali a cui siamo tutti abituati. Personalmente credo fosse un passaggio obbligato per noi che ci proponiamo di diventare professionisti della cultura; ad ogni modo, ognuno ha portato a casa e in aula qualcosa in più rispetto a quello che studiamo sui libri per gli esami.” 

 

 

Hai deciso di vivere per un periodo qui: cosa è cambiato rispetto all’idea che avevi prima?

“La decisione di vivere tre mesi a Palermo è stata più che altro dettata da una necessità personale più che professionale: ho intravisto nei giorni con Altrove tour una forza e una ricchezza così densa e complessa racchiusa nelle strade della città che non potevo lasciarmi sfuggire e che dovevo, per forza, vivere. Ciò che è cambiato rispetto all’idea che avevo prima è stato semplicemente l’aggiunta al contenitore del suo contenuto: le persone. Infatti, la straordinaria ricchezza di Palermo è inscindibile dal suo popolo; ogni individuo è nella sua diversità rispetto al resto ugualmente palermitano, ed è una caratteristica incredibilmente potente dal punto di vista culturale, nonché ha fatto sì che io fossi ogni giorno entusiasta e compresa, mai esclusa, nella vitalità della città.”

 

Cosa accadrà nel futuro? 

“Cosa accadrà nel futuro è una domanda decisamente schiacciante alla quale non credo di essere pronta a rispondere; fatto sta che vivere a Palermo mi ha fatto pensare e riflettere e lavorare su una serie di altre domande ugualmente schiaccianti come il concetto di tempo, di cultura, di inclusione e di esclusione, di cosa è arte e cosa è più lontano dall’esserlo, di cosa vuol dire lavorare con la cultura e con l’arte e di quanto questo lavoro sia sempre e per forza connesso con il tessuto umano di qualsiasi realtà. Quindi, per così dire sommariamente, l’esperienza è servita innanzitutto a questo: ad andare a fondo di alcune questioni che, secondo me, sono necessariamente da affrontare per chi, come me, ha come unico sogno e ambizione l’occuparsi di arte e di cultura.”

 

Questi strani casi di migrazione al contrario (nord/sud): sono così strani? Cosa ci guadagna chi viene qui?

“In merito agli “strani casi” di migrazione nord – sud, credo che il fenomeno sia decisamente più complesso di quanto io possa capire; mi limiterei a dire che superficialmente la vita al sud, o almeno in Sicilia (che non è semplicemente “sud”), differisce da quella del nord (lo definiamo per adesso “fino alla Toscana”, nessun riferimento specifico) per costo della vita, qualità ed estensione dei servizi, forma mentis delle persone, clima, qualità del cibo e delle sue materie prime, fisionomia delle città e dei paesaggi. In un certo senso si potrebbe pensare che il sud sia almeno di primo impatto qualitativamente superiore al nord, tralasciando l’aspetto (importante) dei servizi; ripeto, credo sia grossolano e fuori luogo fare certi confronti, fatto sta che ho idea che cosa spinge il nord ad andare a sud sia questa sua diversità magnetica che rispetta, almeno in Sicilia, ogni diversità altrui. Chi si stabilisce al sud forse ci guadagna in potenza del mare e genuinità dello stile di vita, di possibilità di risparmio e di ritmi profondamente diversi, ma probabilmente ci perde in opportunità professionali, innovazione e chiarezza in certi rapporti istituzionali. Di nuovo, è fin troppo personale e complesso perché io possa esprimere un’opinione generale.”

 

Pensi che sia un’esperienza alla portata di tutti?

“In conclusione, risponderei all’ultima domanda con un “ni”: l’esperienza è alla portata di tutti nel senso che Palermo accoglie, credo sia nella sua natura, e rimando alla riflessione sul rispetto della diversità che ho fatto prima. E’ necessario però che chi arriva sia in grado e si metta in grado di essere accolto, che quindi sia disposto all’osservazione e alla curiosità, che lo porteranno ad accorgersi della spensieratezza di Palermo assieme alla sua pesantezza e che quindi renderanno il terreno fertile all’imparare. Se non vi è questa disposizione alla permeabilità credo che un’esperienza a Palermo sia comparabile a una a Reykjavik o a una sul divano della propria casa.”

w Palermo, w Santa Rosalia! (e w Moltivolti Altrove!)

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